Riccardo Chiaberge, Corriere della Sera 07/08/1998, 7 agosto 1998
Antonio Bassolino lavora 14 ore al giorno, fuma tre-quattro pacchetti di sigarette, beve due bicchieri di latte e un numero imprecisato di caffé (amari), un piatto di pastasciutta tra le undici e mezzanotte
Antonio Bassolino lavora 14 ore al giorno, fuma tre-quattro pacchetti di sigarette, beve due bicchieri di latte e un numero imprecisato di caffé (amari), un piatto di pastasciutta tra le undici e mezzanotte. All’inizio della sua attività politica stupiva per la sua cultura e per le sue citazioni di Sartre e Dostoevskij ma per i letterati di città resta un cafone, uno che viene dalla provincia, che dice «politicamente», «culturalmente» con la «e» strascicata degli afragolesi. Suo padre, Gaetano Bassolino, era capo giardiniere del Comune di Afragola e votava liberale. Sognava per il figlio un avvenire da medico. Antonio scelse la politica e al suo primo comizio, nel ’64, si piantò a braccia conserte sotto il palco per impedirgli di parlare, e lui dovette chiedere l’intervento del maresciallo dei carabinieri. Riccardo Chiaberge, ”Corriere della Sera” 7/8/98