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 1998  agosto 17 Lunedì calendario

«Il primo passo [per diventare apprendista geisha] consistette nell’acconciarmi i capelli alla maniera di un’apprendista geisha, la cosiddetta ”pesca tagliata”

«Il primo passo [per diventare apprendista geisha] consistette nell’acconciarmi i capelli alla maniera di un’apprendista geisha, la cosiddetta ”pesca tagliata”. A quei tempi a Gion c’erano molti parrucchieri: quello di Mameha [è la geisha che fa da maestra o sorella maggiore alla protagonista Sayuri] lavorava in una stanza terribilmente affollata sopra un ristorante d’infimo ordine. Fui costretta ad attendere quasi due ore prima che venisse il mio turno, assieme a una mezza dozzina di geishe inginocchiate dove capitava, persino sul pianerottolo delle scale. E mi dispiace dover dire che il puzzo dei capelli sporchi era terribile. Le elaborate acconciature che le geishe portavano a quei tempi richiedevano tanta fatica e tanti soldi che nessuna andava generalmente dal parrucchiere più di una volta a settimana e alla fine neppure i profumi con cui i capelli venivano irrorati servivano più a mitigare il cattivo odore. Quando arrivò finalmente il mio turno, la prima mossa del parrucchiere fu quella di mettermi sopra un largo bacile, in una posizione che mi fece quasi temere che avesse intenzione di tagliarmi la testa. Poi mi versò sui capelli un secchio d’acqua tiepida e cominciò a insaponarli, sfregandoli con forza. In realtà il verbo ”sfregare” non rende compiutamente l’idea, perché ciò che fece con le sue dita al mio cuoio capelluto assomigliava di più al lavoro di un contadino con la zappa. Nel ripensarci, capisco il motivo. Per le geishe la forfora è un serio problema: poche cose sono altrettanto repellenti e suscitano una tale impressione di sporco. Il parrucchiere aveva dunque i suoi bravi motivi, ma dopo un po’ il mio cuoio capelluto cominciò a farmi talmente male che mi vennero le lacrime agli occhi. Allora l’uomo mi disse: ”Piangi pure, se vuoi. Perché credi che ti abbia messa su un catino?” [...] Quando ne ebbe abbastanza di piantarmi le unghie nel cuoio capelluto, mi fece sedere di lato su alcune stuoie e prese a passarmi fra i capelli un pettine di legno fino a indolenzirmi i muscoli del collo a causa dei continui strappi. Finalmente decise di aver tolto ogni nodo e allora mi unse i capelli con olio di camelia, per dare loro una piacevole lucentezza. Cominciavo a pensare che peggio fosse passato quando l’uomo prese una barretta di cera. E posso assicurarvi che anche con l’olio di camelia come lubrificante e un ferro caldo per ammorbidire la cera, fra quest’ultima e i capelli c’è una totale incompatibilità. [...] Quando i miei capelli furono uniformemente incerati, il parrucchiere tirò indietro la frangia e raccolse il resto dei capelli in cima alla testa formando un grosso chignon simile a un puntaspilli. Visto da dietro, questo puntaspilli ha una piega centrale, come se fosse scisso in due, ed è per questo che l’acconciatura viene chiamata ”pesca tagliata”. Anche se ho portato per alcuni anni i capelli acconciati in questo modo, non mi ero mai resa conto di un particolare finché, molto tempo dopo, un uomo non me lo spiegò. Lo chignon (quello che io ho definito ”puntaspilli”) viene ottenuto arrotolando i capelli attorno a un pezzo di stoffa. Sulla nuca, dove lo chignon si apre, la stoffa viene lasciata visibile; può essere di qualsiasi colore, in tinta unita o a disegni, ma nel caso di un’apprendista geisha (se non altro, dopo che nella sua vita si è verificato un certo evento) è sempre di seta rossa. Una notte un uomo mi disse: ”La maggior parte di queste innocenti ragazze non ha la minima idea di quanto sia in realtà provocante l’acconciatura a ’pesca tagliata’! Immagina di essere un uomo che cammina alle spalle di una giovane geisha, assorto in ogni genere di perversi pensieri su ciò che gli piacerebbe farle, ed ecco che a un tratto le vede sulla testa questa specie di pesca aperta, con uno sprazzo di rosso all’interno della fenditura... Che cosa credi che gli venga in mente?”». A causa di tutto questo lavoro intorno ai capelli, «un ornamento per la testa equivale a un articolo di biancheria intima» e una geisha non metterebbe mai tra i capelli il pettine di un’altra.