Filippo Grassia, ìIl Sole-24 Oreî 17/08/1998, 17 agosto 1998
La serie C di calcio interessa 90 città e oltre 12 milioni di abitanti, circa un quinto del Paese. In C1 ci sono le squadre di Como, Livorno, Modena, Siena, Ferrara, Ancona, Ascoli, Catania, Avellino e Palermo, in C2 quelle di Alessandria, Mantova, Pisa, Trento, Benevento, Catania, Catanzaro e Messina
La serie C di calcio interessa 90 città e oltre 12 milioni di abitanti, circa un quinto del Paese. In C1 ci sono le squadre di Como, Livorno, Modena, Siena, Ferrara, Ancona, Ascoli, Catania, Avellino e Palermo, in C2 quelle di Alessandria, Mantova, Pisa, Trento, Benevento, Catania, Catanzaro e Messina. Secondo Mario Macalli, presidente della Lega di C, il campionato di serie B si starebbe livellando sempre più verso il basso, mentre la realtà della C sarebbe molto più viva per la spettacolarità degli incontri e per la capacità di lanciare giovani talenti (della nazionale di C hanno fatto parte Schillaci, Ravanelli, Simone, Marchegiani, Apolloni, Toldo, Montella, Benarrivo, Di Biagio). La serie C è composta da 90 squadre, 36 in C1 e 54 in C2: il budget medio di una società di C1 è di 3 miliardi, quello di una società di C2 di 1.700 milioni. La Lega ha stabilito un tetto per gli ingaggi: 1.900 milioni in C1 e 900 milioni in C2 con l’obbligo di fidejussare gli emolumenti superiori a queste cifre. Nella stagione 1997/98 gli spettatori sono stati 3 milioni e gli incassi hanno raggiunto i 48,3 milardi. La regione più rappresentata è la Lombardia con 12 società, le squadre pù giovani Pro Sesto e Varese, con un’età media di vent’anni. «La serie C», dice Macalli, «è sempre stata il calcio di frontiera. In passato ha fatto da apripista introducendo i playoff e assegnando i 3 punti per la vittoria. Adesso si dice pronta ad accettare i prelievi di sangue per migliorare i controlli antidoping. anche così che si fa del bene alla gioventù».