Franca Rame (a cura di), "Dario Fo. Manuale minimo dellíattore", Einaudi 1997, 18 agosto 1998
Fo consiglia gli attori di dire prima le battute in dialetto, in modo da dar loro il senso giusto (e da ”buttarle via” nel modo giusto)
Fo consiglia gli attori di dire prima le battute in dialetto, in modo da dar loro il senso giusto (e da ”buttarle via” nel modo giusto). Mostra poi come la presenza del dialetto sotto la lingua risulti essenziale: Dante, Pirandello, Manzoni che tradotto in lombardo funziona perfettamente («Pochi sanno che l’autore de I Promessi sposi parlava raramente l’italiano. Normalmente si esprimeva in dialetto, come in quel tempo tutta l’aristocrazia milanese del resto. In casa parlava spesso in francese e in francese svolgeva la corrispondenza. Ed è evidente che, quando componeva racconti o romanzi, strutturava il linguaggio partendo dal proprio naturale, cioè il dialetto milanese. [...] Vi assicuro che, se Manzoni avesse scritto direttamente in milanese come pensava, oggi sarebbe un romanziere universale... invece di ritrovarsi com’è, relegato nell’ambito ristretto del nostro paese».