Franca Rame (a cura di), "Dario Fo. Manuale minimo dellíattore", Einaudi 1997, 18 agosto 1998
In tutto il teatro greco gli attori recitanti non erano mai più di tre. Questi tre interpretavano tutti i ruoli, ma con questo sistema: che l’attore principale faceva la parte principale di ogni scena, lasciando agli altri due il ruolo di spalla
In tutto il teatro greco gli attori recitanti non erano mai più di tre. Questi tre interpretavano tutti i ruoli, ma con questo sistema: che l’attore principale faceva la parte principale di ogni scena, lasciando agli altri due il ruolo di spalla. Dunque lo stesso attore poteva fare Fedra nella scena in cui Fedra aveva la tirata più importante e Ippolito in un’altra in cui Ippolito contava di più (e la maschera di Fedra passava a uno dei due attori di spalla o deuteragonisti). «Quindi difficilmente si trova nella tragedia greca un conflitto con valori paritetici di dialogo. Il personaggio in opposizione non sparerà subito i suoi colpi, la sua replica appassionata verrà data solo nella prossima scena, cioè quando il protagonista avrà avuto il tempo e il modo di travestirsi [...] inoltre lungo il palcoscenico venivano tracciate delle righe oltre le quali ad ogni attore che non fosse il protagonista era assolutamente proibito passare». Il deuteragonista doveva stare a tre metri dalla ribalta, il tritagonista a sei metri, gli attori-manichino ancora più indietro. Il protagonista invece poteva anche volare sul pubblico tramite carrelli scorrevoli. Paga del protagonista: un talento, somma con cui quindici persone avrebbero campato per un anno. Domanda: l’attore che faceva la parte di donna, tentava di far la voce di donna? No, perché l’attore era un narratore e identificarsi nei personaggi era considerato volgare. Solone si indignò quando udì Tespi che imitava con straordinaria abilità le voci maschili e femminili: quello non è un attore (Ithopios), ma un truffatore (Ipocrites). Ithopios = colui che è in grado di cambiare la morale degli uomini.