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 1998  agosto 18 Martedì calendario

Accessori degli attori antichi: il coturno, un calzare con una suola di trenta centimetri (come si vede in una pittura pompeiana)

Accessori degli attori antichi: il coturno, un calzare con una suola di trenta centimetri (come si vede in una pittura pompeiana). Per mascherare questa specie di trampolo si adoperava una tunica che scendeva fino a terra. Le spalle venivano poi allargate di almeno venti centimetri con un’imbottitura molto spessa ed erano anche rialzate. Si ricorreva a questi ingigantimenti quando si interpretava la parte di un dio o di un eroe tipo Ercole. «In questo caso la testa cominciava dalla fronte dell’attore, cioè la maschera gli veniva posata sul capo come un grande cappello; la bocca dell’attore si ritrovava dentro il collo della maschera, e parlava attraverso dei velati. C’era un altro trucco: sollevando il corpo, le braccia che spuntavano dalla clamide o dalla toga apparivano corte, goffe; e bisognava che raggiungessero una misura credibile. Allora l’attore teneva in pugno i polsi di mani finte con lo snodo, simili a quelle dei manichini da pittore o delle marionette [...] Con questi accorgimenti l’attore riusciva a ingigantirsi fino a due metri e mezzo. E non bisogna dimenticare che la statura di un uomo o di una donna greci a quel tempo era inferiore al metro e cinquanta». Il tema che inizialmente vorrei svolgere in questa giornata si riallaccia ancora al discorso delle maschere, ma arricchito dal rapporto con il costume e dall’uso dei vari accessori per il travestimento e del camuffarsi, compresi il maquillage e le parrucche. Questo discorso coinvolge non solo l’arte della commedia, ma vale anche per il teatro più antico. Il travestimento e il camuffarsi con e senza la maschera è un problema che si è spesso ritenuto secondario in teatro, ma a mio avviso si tratta di un grave errore. All’inizio abbiamo visto come Tristano Martinelli, che fu il primo Arlecchino, non calzasse la maschera ma si tingesse il viso con una pasta nera, lasciando spazi al naturale che poi rinforzava con ghirigori rossi e bianchi. Così altre maschere, compreso Pulcinella, Razzullo e Sarchiapone, all’origine risolvevano il trucco col tingersi il viso in vari colori. Per quanto riguarda le parrucche, difficilmente si univano alla maschera, a cingere il capo era la calza, posta sul cranio e fatta girare sotto-gola. I Greci e i Romani, invece, così come spesso gli Indiani, presentano le maschere e la parrucca unite in sol pezzo. Per quanto riguarda gli accessori, senz’altro il più vistoso, presso i Greci e i Romani, è il "coturno", o i coturni, giacchè erano impiegati quasi sempre a coppia (salvo il caso molto raro di personaggi con un piede solo!) I Greci chiamavano con cattiveria molti uomini politici col soprannome – epiteto di "coturni", cioè scarpe da indossare sia su un piede che sull’altro, a volontà. Esiste a Napoli una pittura pompeiana dove è rappresentato un attore che s’infila un coturno al piede, e l’aggeggio presenta una suola alta circa trenta centimetri. L’espediente eleva notevolmente la statura dell’attore. Per mascherare questa specie di trampolo, si indossava una tunica che scendeva fino a terra. L’attore si preoccupava anche di allargare le spalle fino a venti centimetri per parte. Le spalle venivano qualche volta sollevate con una imbottitura molto spessa, tanto da raggiungere l’altezza dell’orecchio, e quindi il collo si trovava esattamente laddove finisce la testa. Sto parlando del massimo della forzatura. Si ricorreva a questi ingigantimenti quando si voleva far apparire sulla scena una divinità, un eroe, come Eracle, per esempio. In questo caso la testa cominciava dalla fronte dell’attore, cioè la maschera gli veniva posata sul capo come un grande cappello; la bocca dell’attore si ritrovava dentro il collo della maschera, e parlava attraverso dei velati. C’era un altro trucco: sollevando il corpo, le braccia, che spuntavano dalla clamide o dalla toga, apparivano corte, goffe, e bisognava che raggiungessero una misura credibile. Allora l’attore teneva in pugno i polsi di mani finte con lo snodo, simili a quelli dei manichini da pittore o delle marionette:bastava che si muovesse, da dentro la manica, il polso, e l’impressione risultava di discreta somiglianza al vero. Con questi accorgimenti l’attore riusciva a ingigantire fino a due metri, due metri e mezzo. E non bisogna dimenticare che la statura media di una donna o di un uomo greco, in quel tempo, era inferiore al metro e cinquanta. Pare, oltretutto, che costoro riuscissero a muoversi con una certa agilità. D’altronde, ho visto attori dell’Odin su trampoli di due metri, anch’essi con braccia finte e maschere sul viso, eseguire volteggi, salti e perfino capriole.