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 1998  agosto 15 Sabato calendario

«1.Il Giappone sta attraversando ormai da tempo una crisi finanziaria e bancaria molto grave; gran parte dei suoi maggiori istituti di credito sono schiacciati da pesantissime ”sofferenze”, cioè da prestiti a debitori insolventi che non saranno mai restituiti

«1.Il Giappone sta attraversando ormai da tempo una crisi finanziaria e bancaria molto grave; gran parte dei suoi maggiori istituti di credito sono schiacciati da pesantissime ”sofferenze”, cioè da prestiti a debitori insolventi che non saranno mai restituiti. Risanare il sistema bancario imporrebbe uno sforzo di proporzioni assai gravose che il governo di Tokyo non può e non vuole fare, per lo meno allo stato dei fatti. 2. La crisi finanziaria giapponese ha ridimensionato i valori della Borsa di Tokyo ma soprattutto ha prodoto una fortissima svalutazione dello yen che in poco più di un anno ha lasciato sul terreno quasi il 50 per cento del suo valore. Ciò ha fatto impennare le esportazioni giapponesi verso il resto del mondo penalizzando i paesi concorrenti in Occidente e la Cina sul mercato asiatico. Per converso la domanda interna giapponese è rimasta molto bassa, l’economia dà segni evidenti di recessione e le importazioni diminuiscono. 3. La bilancia commerciale del Giappone, per effetto di questi andamento, registra surplus enormi che vengono in larga misura reinvestiti in attività finanziarie estere, soprattutto americane. Lo stock di titoli esteri in mano giapponese ammonta a 220 miliardi di dollari, pari a circa 400 mila miliardi di lire. 4. La Cina guarda questa situazione con crescente preoccupazione: le esportazioni cinesi sono infatti seriamente minacciate dall’aggressività giapponese. Se lo yen non si stabilizzerà ad un livello accettabile, cioè a non più di 135 yen in termini di dollaro, la moneta cinese stenterebbe a reggere l’attuale livello di cambio. Il governo di Pechino ha evitato finora di imboccare la strada della svalutazione conquistandosi in tal modo una robusta credibilità non solo economica ma anche politica nei confronti dei suoi interlocutori occidentali e principalmente degli Stati Uniti. Ma con il cambio dello yen a 145 la stabilità valutaria cinese sta diventando molto costosa per Pechino; diventerebbe insostenibile se lo yen dovesse scivolare nei prossimi mesi oltre il livello di 150. 5. Va guadagnando terreno nella classe dirigente cinese il sospetto che l’incertezza di Tokyo di fronte al problema del risanamento finanziario e del rilancio della domanda interna sia voluta: il Giappone cioè punterebbe su un’ulteriore svalutazione della propria moneta per spazzar via la nascente concorrenza cinese e conquistare un fortissimo potere negoziale nei confronti degli Stati Uniti. Se questo sospetto fosse confermato dai fatti e comunque se lo yen si muovesse ancora al ribasso è difficile supporre che il governo di Pechino manterrebbe invariato il cambio della propria moneta. 6. Per chiarire ulteriormente il quadro sarà bene ricordare che anche la Cina possiede attività finanziarie americane in misura più o meno analoga a quella del Giappone, il che rende delicatissima la posizione di Washington di fronte ad un eventale duello a colpi di svalutazione tra Cina e Giappone. 7. La terza incognita del problema si trova a Mosca ed è forse la più grave. La crisi economica e finanziaria russa si va infatti aggravando sempre di più nonostante il prestito di 22 milioni di dollari accordato pochi giorni fa alla Russia dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale. Il governo non è in grado di tagliare le spese senza rischiare d’essere abbattuto da un malcontento popolare che è già a livelli di guardia. Le entrate fiscali d’altra parte sono irrisorie perché l’industria è ferma e le sole attività in crescita si svolgono in gran parte nell’illegalità. In queste condizioni anche una svalutazione del rublo - suggerita l’altro giorno dal finanziere americano Soros nella misura del 20 per cento - non arrecherebbe gran sollievo: manca un flusso consistente di produzione, salvo il petrolio e poche altre materie prime, sicché una svalutazione monetaria non sarebbe in grado, da sola, di stimolare l’economia. 8. dunque improbabile una manovra sul cambio ufficiale per lo meno a breve termine [Nota] , ma non è affatto improbabile (anzi sta già verificandosi) un ampliamento ulteriore del mercato nero sia quello delle valute che delle merci. Ciò aggraverà la già serissima situazione fiscale del paese. Il rischio abbastanza realistico è quello di un collasso dello Stato e d’un sistema economico sempre più fatiscente. 9. Una crisi politica ed economica di queste proporzioni in Russia avrebbe conseguenze molto gravi sull’economia degli Stati Uniti e della Germania, i due maggiori partner commerciali e bancari di Mosca. pertanto evidente che essi metteranno in opera ogni mezzo per scongiurare che la crisi russa precipiti aggiungendosi alle conseguenze già molto serie della crisi asiaticaª