Marcello Chirico, ìil Giornaleî 23/08/1998, 23 agosto 1998
Gabriele Albertini non voleva fare il sindaco (tutt’ora ha la lettera di dimissioni in bianco nel cassetto della scrivania)
Gabriele Albertini non voleva fare il sindaco (tutt’ora ha la lettera di dimissioni in bianco nel cassetto della scrivania). Ma lo fa con zelo: talvolta sale in moto e va a salutare i suoi concittadini milanesi (prima dell’estate, commosso dalla lettera di una vecchietta, ha accettato il suo invito a pranzo). Quando non fa il sindaco (ora è in vacanza, ma non si sa dove), è con la sua fidanzata Giovanna Morerio: sempre accanto a lui nel tempo libero, non ha mai messo piede a Palazzo Marino, non ha mai partecipato a nessuna cerimonia ufficiale e nemmeno gli si siede a fianco al palco della Scala. Entrambi cultori di body building, lui adesso si allena in casa solo mezz’ora ogni mattina, e segue una dieta ferrea, a base di riso e frutta. E’ rigoroso anche nel vestire (abiti da sartoria e camicie acquistate da Boggi), e in giunta: pronto ad abbandonare il Palazzo in caso di alleanza tra Polo e leghisti («bifolchi»), non si risparmia nemmeno al telefono con Prodi, al quale ha detto a proposito di Malpensa di farsi i fatti suoi e di non dargli ordini su come comportarsi a Milano («Ho l’impressione che lei non stia ragionando da presidente di governo ma da uomo di partito»). Nel centrodestra c’è chi lo propone come leader del Polo e magari premier di un possibile nuovo governo polista. Il Cavaliere non l’invita più a S.Siro da quando lui c’è andato per la prima volta e il Milan ha perso con l’Inter uno a tre