Franco Debenedetti, ìIl Sole-24 Oreî 29/01/1998, 29 gennaio 1998
Leggi. Come abbiamo già detto (vedi ”Il Foglio dei fogli” del 26/1/98) la legge che delega il governo a modificare la disciplina delle società quotate punta su un’Opa obbligatoria del 100% (superato un dato tetto d’azioni ancora da stabilire)
Leggi. Come abbiamo già detto (vedi ”Il Foglio dei fogli” del 26/1/98) la legge che delega il governo a modificare la disciplina delle società quotate punta su un’Opa obbligatoria del 100% (superato un dato tetto d’azioni ancora da stabilire). Obiettivo della legge: «tutelare il risparmio e gli azionisti di minoranza». Sul ”Sole-24 Ore”, Franco Debenedetti scrive che la legge ha in realtà l’effetto opposto: un investitore avverso al rischio si muove diversificando gli investimenti, ed ha come obiettivo la crescita economica del sistema e non di una singola società (nel suo portafoglio potrebbero esserci sia la società che promuove la scalata che quelle che ne è oggetto). Se l’interesse dell’azionista è il buon andamento del sistema economico in generale, questo è favorito dalle scalate, che avvantaggiano chi vende (con un sovraprezzo sulle azioni), chi non vende (perché sono prevedibili miglioramenti nella gestione) e tutti gli azionisti delle altre società (perché il pericolo di scalate spinge gli amministratori a migliorare il rendimento della società). L’obbligo di Opa totalitaria, cioè non limitata al pacchetto di maggioranza, disincentiva le scalate, perché i vantaggi derivanti dai maggiori utili che si potrebbero ottenere vengono abbattuti dal costo dell’operazione. Se lo scopo è quello di tutelare gli azionisti che hanno investito in virtù di un rapporto di fiducia verso l’azionista di maggioranza, allora bisognerebbe vietare le Opa in generale, non solo quelle oltre una certa soglia. Secondo Debenedetti la soluzione sta nell’elevare il tetto dal 30 al 40-45% (idea condivisa dai vertici della Confindustria).