Carlo Fiorini, ìlíUnitî 25/08/1998, 25 agosto 1998
Le comunità islamiche italiane, per garantire agli studenti di religione musulmana un rapporto non discriminante con l’istituzione scolastica, chiedono che nelle scuole sia accettato il chador (non esiste alcun divieto in merito, ma sancire il diritto di indossare il velo potrebbe servire a vincere pressioni ed ostilità da parte di alcuni docenti), che alle ragazze sia consentito di fare ginnastica e nuoto utilizzando spogliatoi e palestre distinti da quelli maschili, che nelle mense scolastiche vengano rispettate la dieta e la macellazione islamiche (oggi gli studenti sono costretti a mangiare pasti portati da casa), che sia possibile perfezionare la lingua araba e studiare il Corano durante l’ora di religione
Le comunità islamiche italiane, per garantire agli studenti di religione musulmana un rapporto non discriminante con l’istituzione scolastica, chiedono che nelle scuole sia accettato il chador (non esiste alcun divieto in merito, ma sancire il diritto di indossare il velo potrebbe servire a vincere pressioni ed ostilità da parte di alcuni docenti), che alle ragazze sia consentito di fare ginnastica e nuoto utilizzando spogliatoi e palestre distinti da quelli maschili, che nelle mense scolastiche vengano rispettate la dieta e la macellazione islamiche (oggi gli studenti sono costretti a mangiare pasti portati da casa), che sia possibile perfezionare la lingua araba e studiare il Corano durante l’ora di religione. In Italia, dalle materne alle superiori, ci sono poco più di cinquantamila studenti stranieri (lo 0,62% della popolazione scolastica), ma i circa 350 mila immigrati di religione musulmana, molti dei quali giovani, lasciano prevedere per i prossimi anni un aumento della presenza di bambini islamici nelle scuole. In Francia, dove non è possibile nessuna forma di riconoscimento da parte delle istituzioni statali dei segni d’identità religiosa, il chador è vietato (grazie al diritto d’asilo, però, gli immigrati possono facilmente diventare cittadini francesi). La Spagna, nel ’92, ha stipulato una sorta di concordato con i musulmani in cui ha riconosciuto l’Islam come una delle radici della cultura spagnola. I Paesi Bassi riconoscono nella sfera pubblica l’identità religiosa di un gruppo o di una comunità e nei concorsi pubblici riservano una quota ai rappresentanti delle comunità etnico-religiose (ma c’è il rischio che solo le comunità più forti e consolidate ottengano privilegi, a scapito delle ultime arrivate). In Inghilterra, molte comunità forti hanno ottenuto il riconoscimento di alcune prerogative appellandosi alla flessibilità della giurisdizione inglese: i sik sono esentati dal portare il casco in moto, perché per motivi religiosi non possono togliersi il turbante che deve contenere la gran massa dei capelli che non può essere tagliata.