ཿMF, 14/11/96, 14 novembre 1996
Secondo il governatore della Banca d’Italia la Borsa italiana avrebbe le potenzialità per decollare ma stenta in quanto controllata per lo più da nuclei familiari
Secondo il governatore della Banca d’Italia la Borsa italiana avrebbe le potenzialità per decollare ma stenta in quanto controllata per lo più da nuclei familiari. In genere ai vantaggi della quotazione si contrappone il timore di perdere il controllo dell’impresa, nonché gli oneri che scaturiscono dai doveri di trasparenza. Secondo Fazio servirebbe una normativa in grado di garantire la neutralità fra le diverse forme di finanziamento. Un altro problema da risolvere con la normativa è quello della tutela degli azionisti di minoranza, oggi troppo penalizzati dalle forti oscillazioni dei rendimenti, che sarebbero legate a più fattori: l’elevata concentrazione della proprietà delle imprese quotate, la scarsa diversificazione settoriale del listino, la modesta presenza di investitori istituzionali. Queste debolezze potrebbero essere attenuate dall’ingresso in Borsa di nuove imprese e dallo sviluppo dei fondi pensione, che grazie al loro più esteso orizzonte temporale potrebbero limitare le fluttuazioni di breve periodo. Secondo Fazio la ristrettezza del mercato borsistico non dipende dalla mancanza di imprese quotabili. Alla fine del ’94 le imprese manifatturiere in possesso dei requisiti per accedere alla quotazione erano circa 1500. Tra esse molte di grandi dimensioni, con più di 500 addetti.