Mario Pirani, la Repubblica 20/10/1997, 20 ottobre 1997
«Prima del ’56, della tragica e repressa insurrezione ungherese, lo stalinismo, in realtà, non ci pesava poi troppo sulle spalle
«Prima del ’56, della tragica e repressa insurrezione ungherese, lo stalinismo, in realtà, non ci pesava poi troppo sulle spalle. Le discussioni, anche le più aspre, possedevano una loro ”leggerezza”. Ricordo il tono fra l’alticcio e il faceto, spezzato da attimi di appassionato impegno, tra Vedova, Turcato e quel giovane funzionario (il sottoscritto) che rappresentava la linea del partito”. E Turcato che chiedeva al collega: ”Ma par cossa te ga messo tutti quei neri nelle ultime tele, con un punto rosso nel mezo?”. E Vedova, con gli occhi che gli brillavano nel gran barbone che gli copriva il volto: ”Il nero fa cantar tutti i grigi e il punto rosso xe il fatto polacco”, alludendo a non so più quale manifestazione eterodossa si fosse svolta in quei giorni in Polonia. Poi, mentre quasi albeggiava, accompagnavo Vedova al suo vicino studio in Fondamenta Bragadin e Turcato alla casa della madre (o della sorella?) poco più lontano. Egli cominciava a percuotere violentemente col batacchio la porta, fino a quando, mentre il campanile della vicina chiesa suonava le quattro, una finestra si apriva, una donna scarmigliata si affacciava e Turcato implorava: ”Averzi, son mi!”. Ma quella, rabbiosa, lanciava il grido fatidico: ”Albergo, albergo!”, e richiudeva con fracasso».