Fabio Andriola, "Mussolini segreto nemico di Hitler", Piemme., 1 giugno 1998
Le leggi razziali italiane prevedevano: l’espulsione per gli ebrei giunti in Italia a partire dal 1919, l’esclusione degli ebrei dalle cariche politiche, amministrative e civili e da ogni livello di insegnamento, l’iscrizione obbligatoria degli studenti ebraici a scuole ebraiche, la proibizione ad avere aziende con oltre 100 dipendenti, terreni e fabbricati al di sopra di certe dimensioni
Le leggi razziali italiane prevedevano: l’espulsione per gli ebrei giunti in Italia a partire dal 1919, l’esclusione degli ebrei dalle cariche politiche, amministrative e civili e da ogni livello di insegnamento, l’iscrizione obbligatoria degli studenti ebraici a scuole ebraiche, la proibizione ad avere aziende con oltre 100 dipendenti, terreni e fabbricati al di sopra di certe dimensioni. Proibiti i matrimoni misti, l’esercizio della professione di notaio, l’avere domestici ariani. Professioni sottoposte a limitazioni: giornaista, medico, farmacista, avvocato, geometra, chimico. Le leggi non venivano applicate: ai familiari dei caduti "per la causa fascista", a quelli delle guerre di Libia, Etiopia, Spagna e della prima guerra mondiale, ai feriti, mutilati, invalidi e decorati delle stesse guerre, ai partecipanti all’impresa di Fiume, a chi avesse una tessera del partito fascista dal 1919 al 1924.