Francesco Giavazzi, ìCorriere della Seraî 26/8/98, 25 agosto 1998
Disoccupati. Negli ultimi anni in Europa i disoccupati sono passati dal 35% al 37% della forza lavoro (mentre negli Usa sono diminuiti di nove punti percentuali), a causa della politica monetaria restrittiva degli ultimi anni Ottanta e della sostituzione dei lavoratori con le macchine (tra il ’70 e il ’95 in Europa il rapporto capitale-lavoro si è triplicato: +225%)
Disoccupati. Negli ultimi anni in Europa i disoccupati sono passati dal 35% al 37% della forza lavoro (mentre negli Usa sono diminuiti di nove punti percentuali), a causa della politica monetaria restrittiva degli ultimi anni Ottanta e della sostituzione dei lavoratori con le macchine (tra il ’70 e il ’95 in Europa il rapporto capitale-lavoro si è triplicato: +225%). Questa scelta produttiva è stata condizionata dalla rigidità del mercato del lavoro e dalle alte tasse che gli imprenditori pagano: il cuneo fiscale, cioè la differenza tra costo del lavoro e busta-paga, è il 50% in Italia, 45% in Francia, 42% in Germania (28% negli Stati Uniti e 25% in Gran Bretagna, dove il tasso di disoccupazione è minimo). Dunque ogni eventuale incentivo all’investimento si tradurrebbe in un aumento dell’intensità del capitale con trascurabile effetto sull’occupazione. Mentre sarebbe efficace agire sul costo del lavoro, fattore non considerato dal Ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi e il Nobel per l’economia Franco Modigliani, che in questi giorni hanno suggerito di accelerare gli investimenti e rendere più flessibile il mercato del lavoro per creare nuovi posti di lavoro: il primo promuove una nuova concertazione come quella che dal ’93 ha frenato l’inflazione, il secondo accusa il costo del denaro (in realtà l’attuale tasso d’interesse reale, cioè depurato dell’inflazione, è appena del 2% e oggi le imprese per lo più si autofinanziano).