ཿil manifesto, 2/10/97, 2 ottobre 1997
Olocausto nero. Nella Germania di Hitler vivevano circa ventimila persone di colore. Si trattava soprattutto di discendenti dei soldati reclutati dalla Francia nelle colonie e dislocati ad occupare la Renania tedesca per una decina di anni dopo la Prima guerra mondiale
Olocausto nero. Nella Germania di Hitler vivevano circa ventimila persone di colore. Si trattava soprattutto di discendenti dei soldati reclutati dalla Francia nelle colonie e dislocati ad occupare la Renania tedesca per una decina di anni dopo la Prima guerra mondiale. All’inizio della Seconda guerra mondiale la Gestapo fece un’ampia retata, lo scopo era quello di sterilizzarli ed in seguito inviarli nei lager, i più fortunati si salvarono entrando nel ”Circo Africano” di Berlino o diventando comparse nei film sulla superiorità della razza ariana. Hans Hauck aveva 17 anni e lavorava come apprendista alla stazione ferroviaria di Saarbrücken quando fu arrestato e portato in clinica: «Ci misurarono il cranio, gli occhi, le sopracciglia, la lunghezza del naso. Per fortuna non fummo vittime dell’eugenetica. Ci sterilizzarono soltanto. La cosa durò circa due ore e fu compiuta senza anestesia». Theodore Michael, ha raccontato che quando i russi lo liberarono dal campo di concentramento «rimasero molto stupiti a vedere un nero ancora vivo». Werner Egiomue fece l’attore e di quegli anni conserva buoni ricordi: «Incontravamo i divi e noi neri potevamo stare assieme. Fuori degli studi rischiavamo la pelle ma dentro eravamo sicuri come in una banca».