Notizie raccolte da Roberto A. Colloquio con Mostafa Abdalla (ཿAl Ahram) e dall’Annuario 1996 del Servizio Informazioni dell’Ambasciata Egiziana di Roma. Ottobre 1997. Parzialmente utilizzato da ཿIo Donna (Luisa Pronzato)., 1 giugno 1998
Casa in Egitto: In base ad una legge voluta da Nasser nel 1964/65 gli affitti sono sottoposti ad un rigidissimo ”equo canone”
Casa in Egitto: In base ad una legge voluta da Nasser nel 1964/65 gli affitti sono sottoposti ad un rigidissimo ”equo canone”. Ad esempio un appartamento di 180 mq. a Garden City, la zona più esclusiva del Cairo, costa 6.000 lire al mese, in zone residenziali meno pregiate l’afftto scende a 4/5.000 lire e nelle zone popolari non arriva a 3.000. La legge prevede che l’appartamento sia ammobiliato. A causa di questa rigida regolamentazione che esclude lo sfratto per gli inquilini ed i loro discendenti, da molto tempo i proprietari di case hanno abbandonato la manutenzione degli edifici o hanno fatto bancarotta. Tutti gli edifici di nuova costruzione sono destinati esclusivamente alla vendita e nessuno affitta più appartamenti. Al Parlamento egiziano è in discussione una legge che modifichi il precedente regime di locazione. Per quanto riguarda la famosa ”città dei morti” del cimitero del Cairo, molti dei suoi abitanti vi si sono trasferiti durante il boom economico seguito alla guerra del 1973. Con la rapida crescita economica una vertiginosa lottizzazione aveva sottratto ai meno abbienti la possibilità di acquistare un terreno sul quale costruire una casa propria. Hanno quindi ripiegato sull’occupazione di terreno destinato alle tombe, quando non hanno occupato le tombe egiziane costruite in forma di piccola casa nella quale i parenti dei defunti possono intrattenersi nel ricordo del congiunto. Le zone sono diventate nel tempo veri e propri quartieri ed il governo, nell’impossibilità di scacciarne gli abitanti le ha dotate di servizi, acqua, gas, corrente elettrica. Gli abitanti sono piccoli commercianti ed artigiani, molti sono guardiani dei cimiteri. costume fra questi ultimi che i figli continuino a svolgere l’occupazione dei padri, benché speso diplomati o anche laureati.