Marco Fabio Apolloni., 1 giugno 1998
!CCIl 12 marzo 1514 re Manuel del Portogallo, venuto in ambasceria a Roma da papa Leone X, gli portò in dono un elefante, cui era stato posto il nome del generale punico Annone e la cui immagine è ancora visibile in una delle tarsie della stanza della Segnature in Vaticano: «Questo elefante [è] coperto di velluto cremisino, e sopra [
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Il 12 marzo 1514 re Manuel del Portogallo, venuto in ambasceria a Roma da papa Leone X, gli portò in dono un elefante, cui era stato posto il nome del generale punico Annone e la cui immagine è ancora visibile in una delle tarsie della stanza della Segnature in Vaticano: «Questo elefante [è] coperto di velluto cremisino, e sopra [...] è una bastina [...] di broccato d’oro, sopra la quel è uno castello d’arzento con molti torrioni, in mezo del qual è [...] un tabernaculo de oro da tenir el Corpus Domini, composto con tanta arte del lo opifice, che l’opera supera la materia...» (dalla relazione dell’inviato di Venezia). La bestia conquistò il papa inginocchiandoglisi davanti tre volte e spruzzando poi acqua dalla proboscide sulla corte. Immediato, incontenibile amore del papa: «Lo elefante el Papa lo tene a Belvedere dove se soleva tenere le galine». Disperazione del Pontefice quando poi Annone s’ammalò e sua angoscia di fronte agli sforzi dei medici che con le purghe «non potuerunt» tuttavia «elephas facere smerdare» (il rinoceronte inviato a parte da re Manuel perché combattesse con l’elefante perì nel naufragio della nave e il disegno che lo ritraeva, capitato in mano a Dürer, diede luogo alla famosa incisione ”Rinoceronte”).