Marco Neirotti, ìLa Stampaî 26/8/98, 26 agosto 1998
Nel ’98 sono arrivati duecento lavori al concorso di epistolari e diari di Pieve Santo Stefano (Arezzo), dove quattordici anni fa è stato fondato l’archivio diaristico nazionale (3
Nel ’98 sono arrivati duecento lavori al concorso di epistolari e diari di Pieve Santo Stefano (Arezzo), dove quattordici anni fa è stato fondato l’archivio diaristico nazionale (3.200 storie di persone). Tra i primi dieci finalisti l’epistolario (1843-45) di Vittorio Fazio Salvo dei Baroni di Nasari, siciliano in viaggio per l’Europa tra ambienti di lusso che lo espongono a continue sovvenzioni da parte del fratello Nino, amministratore del patrimonio; le memorie (1936-45) di Dora Klein, ebrea polacca rifugiaata in Italia, salvata dai forni di Auschwitz dalla sua laurea («Tirai fuori dalla mia valigia la copia della laurea in Medicina e piegandola più volte, la tenni con me in tute le circostanze future, iniziando a proteggerla sotto le docce»); il diario (1970-84) di Ida Nencioni, settantenne di Milano con disturbi psichici, sfrattata, inscatolata nelle case popolari, ricoverata in manicomio, dove è vessata dal personale e da dove esce grazie all’aiuto di medici e parenti; il diario (1977-78) di Francesca Farina, che racconta un rapporto vissuto negli anni dell’Università con un ragazzo più giovane («Siamo stati a letto a far l’amore senza voglia e senza amore e a parlare dei suoi problemi. Io mi sono rotta. Certe palle»).