F.C.,ཿCorriere della Sera 18/9/97, 1 giugno 1998
Pedofili. Processo a porte aperte alla Corte d’Assise di Esonne. In aula giudici, avvocati, giornalisti, curiosi
Pedofili. Processo a porte aperte alla Corte d’Assise di Esonne. In aula giudici, avvocati, giornalisti, curiosi. Tutta l’attenzione è indirizzata verso una bimba di sei anni che, tremante e singhiozzante, siede in braccio alla madre al banco dei testimoni. Due soli occhi non sono puntati su di lei, quelli di un uomo che siede a pochi metri di distanza con lo sguardo inchiodato al pavimento. E’ Pascal Blaise, 43 anni, tecnico dell’azienda elettrica, l’uomo che il 5 aprile 1995, all’ora di pranzo, sballato da uno spinello, violentò in ascensore quella bambina, appena quattrenne. Marie (nome fittizio, come prevede la legge che tutela i minori) sta raccontando di quel pomeriggio, i ricordi si sono indelebilmente impressi nella sua memoria, non bastano le parole, le lacrime, i gesti, le urla di rabbia e i sussurri di vergogna per descrivere l’inferno che ha vissuto, e che ora deve rivivere in pubblico. Colpire l’attenzione pubblica e arrivare alla condanna del pedofilo, questa la volontà dei suoi genitori, una casalinga ed camionista, che a tal fine hanno richiesto un dibattito pubblico. Lo stupratore è stato condannato a sei anni di carcere. Il processo ha sollevato pesanti polemiche in Francia. Interviene Alain Boulay, presidente dell’Associazione dei genitori di ragazzi vittime di aggressioni: «l’udienza pubblica pone il problema di un altro tipo di protezione dell’infanzia». In Italia i genitori non possono decidere se fare testimoniare i bambini in aula, e in Francia un progetto di legge sui crimini sessuali prevede l’interrogatorio di minori solo se strettamente necessario.