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 1997  settembre 23 Martedì calendario

«Il blocco dei beni della famiglia dei sequestrati è un errore da ogni punto di vista e rischia di rendere più facili, rapidi e frequenti i sequestri a scopo di estorsione [

«Il blocco dei beni della famiglia dei sequestrati è un errore da ogni punto di vista e rischia di rendere più facili, rapidi e frequenti i sequestri a scopo di estorsione [...] In primo luogo è dimostrabile che il blocco dei beni è inefficace: nessun genitore vorrebbe sentirsi così vile da determinare la morte del figlio solo per evitare una improbabile sanzione; come si farebbe, poi, a blindare il patrimonio se questo appartiene al titolare di una grande holding, di un forte gruppo industriale, di una multinazionale, di una Banca europea? Infine: lo Stato, i suoi organi non hanno forse il dovere di impedire che un reato in corso degeneri in uno più grave? Se per il blocco dei beni il sequestro si concludesse con un omicidio, non sarebbe lo Stato corresponsabile del reato più grave? Il 25 maggio 1984 fu sequestrato il dottor Antonio Toxiri, medico oculista, fu immobilizzato per tre mesi e quattro giorni, con una catena al piede, sotto un grande cespuglio di lentisco in una riserva di caccia; si salvò con la nuova tecnica dello scambio di ostaggio che garantisce al sequestrato il rientro a casa vivo e assicura la riscossione del riscatto ai sequestratori che hanno in mano l’ostaggio di ”scambio”. Oggi, col ”blocco” questo non sarebbe stato possibile e il dottor Toxiri sarebbe stato ucciso. Soppressa la prima vittima del blocco dei beni (per esempio Vanna Licheri, sequestrata e uccisa due anni fa), è evidente che al sequestro successivo i familiari, per evitare al loro congiunto la stessa fine, avrebbero da prendere solo una decisione, quella di non denunciare il sequestro, aprendo così una trattativa privata con i sequestratori, con la certezza di non essere ”disturbati” da nessuno. Il risultato sarebbe che la magistratura e la polizia non avrebbero neanche notizia dei sequestri, che si moltiplicherebbero data l’incertezza dell’impunità dei banditi. In questo modo il blocco del patrimonio isolerebbe lo Stato. Ritengo fondamentale il dubbio che a diminuire non sia stato il numero dei sequestri ma quello delle denunce omesse per la paura di non poter salvare la vita dei congiunti. In Sardegna il sequestro di persona è un crimine di inaudita ferocia, ma anche di alta specializzazione; la commissione di inchiesta dopo tre anni di indagine aveva elaborato proposte precise serie ed adeguate, basate su di una conoscenza approfondita del fenomeno; se già nel 1972 chi doveva esaminarle per valutarne l’efficacia le avesse almeno lette, la lunga tragedia di Silvia Melis forse non avrebbe avuto inizio».