Claudine Brcourt-Villars, "Gli amanti di Venezia", Edizioni dell’Altana, 1 giugno 1998
Quando Maria Gravina si calmava, dopo una delle sue scenate di gelosia, D’Annunzio si chiudeva nello studio e lavorava ininterrottamente 12-15 ore
Quando Maria Gravina si calmava, dopo una delle sue scenate di gelosia, D’Annunzio si chiudeva nello studio e lavorava ininterrottamente 12-15 ore. Se lei si scatenava il poeta si rifugiava a scrivere dal pittore Francesco Paolo Michetti, che gli aveva messo a disposizione una stanza isolata nel convento sconsacrato che usava come atelier. C’erano solo un letto, un comò pieno di manoscritti, un tavolo di pino "con 10 risme di carta vergine, 20 litri d’inchiostro, 50 scatole di penne". In quei periodi di lavoro beveva solo acqua e tè, fino a 12 tazze al giorno.