Claudine Brcourt-Villars, "Gli amanti di Venezia", Edizioni dell’Altana, 1 giugno 1998
La Duse non provava: «Se i miei compagni non possono veramente fare a meno di me, allora consento a venire sulla scena per dargli le mie indicazioni, ma non ripeto! Come si può ripetere? Lavoro nella mia stanza, costruisco tutto il mio personaggio col pensiero ed è ancora là, nel silenzio e nella solitudine, che lo faccio vivere»
La Duse non provava: «Se i miei compagni non possono veramente fare a meno di me, allora consento a venire sulla scena per dargli le mie indicazioni, ma non ripeto! Come si può ripetere? Lavoro nella mia stanza, costruisco tutto il mio personaggio col pensiero ed è ancora là, nel silenzio e nella solitudine, che lo faccio vivere». Le capitava anche di tagliare selvaggiamente il testo se lo giudicava spiacevole.