Claudine Brcourt-Villars, "Gli amanti di Venezia", Edizioni dell’Altana, 1 giugno 1998
Quando venne eletto deputato di Ortona, battendo con 1.429 voti contro 1.259 l’avvocato socialista Carlo Altobelli (che lo aveva difeso nel processo per adulterio subìto 4 anni prima) il partito rivale chiese l’annullamento per motivi morali
Quando venne eletto deputato di Ortona, battendo con 1.429 voti contro 1.259 l’avvocato socialista Carlo Altobelli (che lo aveva difeso nel processo per adulterio subìto 4 anni prima) il partito rivale chiese l’annullamento per motivi morali. Ci sarebbero riusciti se Maria Gravina (vedi) non avesse "perso" le lettere nelle quali il poeta la incitava ad abortire: D’Annunzio, con la complicità della moglie Maria di Gallese, mandò alla Gravina un servitore che sedusse la cameriera della contessa e rubò la corrispondenza nascosta in un secrétaire. Nel dicembre del 1897, portando via solo una valigia, abbandonò la Gravina. La "Penelope siciliana" finì per capitolare e abbandonò Francavilla portando con sé i figli. Riapparirà nella vita di D’Annunzio solo quando lui reclamerà la custodia della figlia Renata.