g. m., ìLa Stampaî, Lucio Galluzzo, ìIl Messaggeroî, Giorgio Petta, ìCorriere della Seraî, Lucio Luca ìla Repubblicaî 01/09/1998, 1 settembre 1998
Liliana, 35 anni, casalinga della provincia di Palermo, ha tentato il suicidio iniettandosi una forte dose di insulina dopo che per la terza volta in sei mesi si era innamorata di un cliente della chat-line per la quale lavorava: prima un trentenne che la chiamava anche sei volte al giorno, poi uno sconosciuto dalla voce colta e raffinata ma che aveva settant’anni, infine un maturo professionista
Liliana, 35 anni, casalinga della provincia di Palermo, ha tentato il suicidio iniettandosi una forte dose di insulina dopo che per la terza volta in sei mesi si era innamorata di un cliente della chat-line per la quale lavorava: prima un trentenne che la chiamava anche sei volte al giorno, poi uno sconosciuto dalla voce colta e raffinata ma che aveva settant’anni, infine un maturo professionista. In chat-line si lavora per otto ore consecutive e si guadagna un milione e mezzo al mese. In Sicilia ce ne sono sei e fatturano mediamente 600 milioni l’anno. Una telefonata dura al massimo otto minuti e costa 24 mila lire. Si può chiamare giorno e notte a qualunque ora. Le ragazze devono sospirare, fingere passione e probabilmente pronunciare qualche oscenità. Una collega di Liliana: «Più illudiamo la gente, più siamo pagate». Però è proibito proibito rivelarsi e incontrare i clienti, anche se qualche flirt càpita. Liliana è una casalinga, sposata con tre figli. Faceva la centralinista erotica per arrotondare un bilancio familiare piuttosto magro.