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 1998  giugno 01 Lunedì calendario

Negli anni Cinquanta-Sessanta battere era per lo più un’attività solitaria. Uno usciva di casa alla ricerca di un partner e se lo trovava andava a scopare a casa dell’uno o dell’altro

Negli anni Cinquanta-Sessanta battere era per lo più un’attività solitaria. Uno usciva di casa alla ricerca di un partner e se lo trovava andava a scopare a casa dell’uno o dell’altro. Per battere con gli amici si andava di solito nei cinema dove davano film all’italiana di infima categoria. Mentre le famiglie e gli altri clienti "normali" occupavano la prima parte della platea, dietro si scopava tra i sedili, dietro le tende, tra una porta e l’altra, nelle toilettes. Durante una di queste serate, un amico di Pezzana perse addirittura le lenti a contatto: fece interrompere la proiezione e illuminare la sala finché non riuscì a ritrovarle. Nel ’63 Pezzana e la sorella decisero di diventare librai e aprirono "Hellas", un negozio dedicato alla cultura alternativa. C’era, per esempio, uno scaffale dedicato all’identità femminile. E c’erano i giornali gay americani non pornografici, come il "Gay Sunshine" di Winston Leyland. Agli incontri tra scrittori e pubblico vennero Gore Vidal, Allen Ginsberg, Eric Segal. 1968: il caso Braibanti scuote l’opinione pubblica. La comunità gay scopre, una volta di più, che si può perfino finire in galera. Magari con l’accusa di plagio, come capita all’intellettuale nato nel ’22 in provincia di Piacenza, ex partigiano, accusato dal padre di un ragazzo di 18 anni con il quale aveva una relazione (il ragazzo venne poi rapito, ricoverato in una clinica provata, sottoposto a elettrochoch e a choc insulinici). Braibanti viene condannato a 9 anni, pena ridotta a 6 in appello, ne trascorre 2 in prigione.