Riccardo Sabbatini, ཿIl Sole-24 Ore, 19/8/97, G.Riv., ཿIl Giornale, 20/8/97, Rodolfo Parietti, ཿIl Giornale, 20/8/97, Nino Sunseri, ཿla Repubblica, 20/8/97; Federico Rampini, ཿla Repubblica, 20/8/97, C.L., ཿCorriere della Sera, 20/8/97, 20 agosto 1997
Riforme. Tra le principali proposte della commissione competente in termini di diritto societario presieduta dal direttore generale del Tesoro Mario Draghi c’è la limitazione dei sindacati di voto a soli tre anni con possibilità di rescissione in caso di Opa, provvedimento che dovrebbe rendere le società maggiormente contendibili ma che sarebbe facilmente aggirabile domiciliando all’estero la sede societaria
Riforme. Tra le principali proposte della commissione competente in termini di diritto societario presieduta dal direttore generale del Tesoro Mario Draghi c’è la limitazione dei sindacati di voto a soli tre anni con possibilità di rescissione in caso di Opa, provvedimento che dovrebbe rendere le società maggiormente contendibili ma che sarebbe facilmente aggirabile domiciliando all’estero la sede societaria. Il tetto del 2% alle partecipazioni incrociate tra società, stabilito nel 1974 assieme alla legge istitutiva della Consob e accolto all’epoca come una grande conquista di civiltà giuridica e un successo dei mercati, dovrebbe essere elevato al 10%. Secondo molti commentatori con la riforma si tornerebbe a un «capitalismo senza capitali» e si scatenerebbe «un colossale scambio di figurine, al termine del quale tutti diventeranno padroni di tutti e il mercato conterà meno di nulla». Mediobanca, ad esempio, potrebbe coronare il suo sogno di unirsi con Comit e Generali (e forse anche con Fiat e Banca di Roma) in una ragnatela inestricabile di partecipazioni incrociate. Per ciò che riguarda le privatizzazioni nulla vieterebbe all’Enel l’acquisto del 10% dell’Eni e della Stet, svuotando così di significato l’intera operazione. In Francia le partecipazioni incrociate sono vietate per legge, in America e Gran Bretagna sono inusuali, solo la Germania e il Giappone hanno un tetto simile a quello proposto dalla commissione Draghi, ma il risultato è un sistema economico in crisi dove poche decine di banchieri siedono in tutti i consigli d’amministrazione che contano e dove il management che sbaglia è spesso protetto da un’omertà quasi mafiosa. Terzo provvedimento suggerito quello che eleverebbe dal 2 al 10% la soglia di partecipazione minima per la quale vige l’obbligo di comunicazione al mercato, situazione senza paragoni in Europa. La composizione completa dell’azionariato diverrebbe pubblica solo in sede di assemblea annuale dei soci. Nel corso degli anni perderebbero visibilità gli scambi di quote al di sotto della soglia minima. Le conseguenze sarebbero rilevanti soprattutto per le società privatizzate, che hanno un tetto alla quota di possesso (tra il 3 e il 5%) inferiore alla nuova soglia di visibilità. La commissione propone inoltre di abbassare al 5% la percentuale di soci che possono richiedere la convocazione di un’assemblea sociale (attualmente è richiesto il 20%), provvedimento che dovrebbe accentuare il ruolo degli intermediari professionali (fondi comuni d’investimento, fondi pensioni), azionisti rilevanti anche se non di maggioranza.