Simon Singh, "LíUtimo Teorema di Fermat", Rizzoli 1997, 31 agosto 1998
Al’ingresso della città di Alessandria i volumi in possesso dei visitatori venivano confiscati e portati agli scribi che li ricopiavano e destinavano poi l’originale alla Biblioteca e la copia al visitatore
Al’ingresso della città di Alessandria i volumi in possesso dei visitatori venivano confiscati e portati agli scribi che li ricopiavano e destinavano poi l’originale alla Biblioteca e la copia al visitatore. Questo fa sperare allo storico d’oggi che qualche copia di grandi testi perduti si sia salvata in qualche modo. Nel 1906 J.L.Heiberg scoprì a Costantinopoli un manoscritto del genere Il Metodo che conteneva alcuni scritti originali di Archimede. La Biblioteca continuò ad accumulare libri fino al 389 dopo Cristo. Quell’anno l’imperatore Teodosio ordinò a Teofilo, vescovo di Alessandria, di distruggere tutti i monumenti pagani. Purtroppo Cleopatra, quando aveva ricostruito la Biblioteca, l’aveva alloggiata nel Tempio di Serapide. I dotti pagani, che tentarono di salvare sei secoli di sapienza, furono massacrati dalla plebaglia cristiana. Pochi volumi preziosi si erano tuttavia salvati. Ma nel 642 un attacco mussulmano completò l’opera: il califfo Omar, conquistata la città, ordinò che si distruggessero tutti i volumi contrari al Corano e, quanto a quelli conformi, che si distruggessero lo stesso, perché superflui. I manoscritti vennero utilizzati per alimentare le caldaie dei bagni pubblici.