Marzio Barbagli, "Immigrazione e criminalit in Italia", il Mulino 1998, 1 settembre 1998
Nel 1905 arrivarono in Usa 1 milione e 100mila stranieri, due anni dopo 100mila in più. All’inizio degli anni Trenta, in America, una commissione governativa arrivò a questi dati: in proporzione alla loro consistenza numerica, le persone nate all’estero commettono meno spesso reati degli autoctoni
Nel 1905 arrivarono in Usa 1 milione e 100mila stranieri, due anni dopo 100mila in più. All’inizio degli anni Trenta, in America, una commissione governativa arrivò a questi dati: in proporzione alla loro consistenza numerica, le persone nate all’estero commettono meno spesso reati degli autoctoni. Gli americani compivano furti e rapine tre volte più degli immigrati, borseggi e altri furti con destrezza due volte di più. Invece, gli italiani commettevano stupri e omicidi due volte e mezzo più degli americani, i messicani oltrepassavano i locali in tutti i campi di questa graduatoria, i greci avevano il primato per il reato di minacce aggravate. Sempre negli anni Trenta, si valutò che la grande maggioranza dei 25mila componenti delle bande giovanili di Chicago era costituita da immigrati della seconda generazione. Non gli immigrati, ma i loro figli costituivano il problema: crescevano in quartieri degradati, vedevano i genitori umiliati e in difficoltà, andavano a scuola, imparavano l’inglese, cominciavano a sentirsi superiori, a vergognarsi dei genitori, passavano tutto il tempo in strada a contatto con gente di tutti i tipi.