Matteo Persivale, ཿCorriere della Sera, 03/08/1997, 3 agosto 1997
Giappone. Inumanità delle esecuzioni giapponesi nelle quali il condannato a morte, dopo la sentenza, viene portato al patibolo senza preavviso, cosìcché ogni giorno può essere l’ultimo
Giappone. Inumanità delle esecuzioni giapponesi nelle quali il condannato a morte, dopo la sentenza, viene portato al patibolo senza preavviso, cosìcché ogni giorno può essere l’ultimo. La stampa viene in genere avvertita, dopo l’esecuzione, dai parenti della vittima. Dalla fine della seconda guerra mondiale sono state giustiziate 580 persone, venticinque delle quali dal ’93, quando si interruppe una moratoria di 4 anni. Tra le quattro vittime del 2 agosto Norio Nagayama, quarantottenne scopertosi in prigione scrittore di best seller e promettente poeta. A 19 anni (non ancora maggiorenne perché in Giappone lo si diventa a venti) rubò un fucile da una base americana e uccise due guardie e due taxisti. Condannato a morte nel 1979, aveva visto la pena prima commutata in ergastolo e poi di nuovo in impiccagione.