Luca Dini, ཿOggi, 13/08/1997, 13 agosto 1997
Frank Monte, titolare di un’importante agenzia investigativa, avventuriero famoso per aver organizzato eserciti di mercenari e per aver fatto la spia per conto di Aristotele Onassis, racconta che Gianni Versace, letto di lui in una biografia dell’armatore greco, lo ingaggiò
Frank Monte, titolare di un’importante agenzia investigativa, avventuriero famoso per aver organizzato eserciti di mercenari e per aver fatto la spia per conto di Aristotele Onassis, racconta che Gianni Versace, letto di lui in una biografia dell’armatore greco, lo ingaggiò. Lo stilista gli raccontò che «aveva raccolto voci di furti, di elementi criminali che si erano infiltrati nella vastissima rete commerciale della sua boutiques e che la usavano per riciclare denaro sporco». Aggiunge che per la metà d’agosto era organizzata una conferenza stampa a casa di Elton John, nel sud della Francia, dove Versace avrebbe fatto importanti rivelazioni. Già in un’intervista di tre mesi fa Monte aveva detto di lavorare per lo stilista. I portavoce della casa di moda lo definiscono un millantatore. Riguardo al delitto spiega che i due colpi alla nuca sono una tipica esecuzione mafiosa e che l’uccello morto accanto al cadavere non sarebbe, come dice la polizia di Miami, una colomba uccisa accidentalmente da una scheggia di proiettile, ma il classico avvertimento «chi ”canta” paga». Una guardia di sicurezza testimonierebbe di aver sentito l’assassino partlare in italiano con Versace, ma non risulta che Cunanan sapesse l’italiano. «L’arma del delitto è un altro punto oscuro: da fonti della polizia so che si tratta di una calibro 22 e non 40 come è stato detto. Il furgoncino era parcheggiato lì da due mesi, nulla dimostra che appartenesse a Cunanan. Il passaporto era intestato a un nome falso: come si fa a dire se era suo? Quanto ai vestiti, perché la polizia non li ha trovati nel primo sopralluogo? Perché li ha visti l’Fbi dopo tre ore? E poi sono vestiti anonimi: chi può dire con certezza che fossero quelli dell’assassino?» Il giorno dopo il delitto Monte illustrò la sua teoria della pista mafiosa al ”Times” di Londra dicendo «Cunanan non c’entra nulla. Ma temo che qualcuno arriverà a lui prima che abbia la possibilità di parlare». Fonti della polizia non meglio specificate gli avrebbero raccontato che «il cadavere era congelato quando l’hanno trovato. Che il sangue tutt’intorno non era il suo, perché essendo morto da tempo non sanguinava più. Che le impronte digitali trovate sulla ricevuta del monte dei pegni sono quelle di un morto. Fantastica la storia della ricevuta. Perché mai un criminale tanto astuto e privo di scrupoli avrebbe dovuto impegnare una moneta d’oro per procurarsi i soldi? Perché mai avrebbe firmato con il suo vero nome, che figurava nella lista dei dieci ricercati più pericolosi d’America? E poi, perché le impronte sul furgone sono spuntate solo alla fine, dopo che la polizia aveva detto di non averne trovate?».