Andrea Tarquini, ìla Repubblicaî, 5/8/97, 1 giugno 1998
Marlene Dietrich non è molto amata in Germania, non essendo mai stata superata l’antipatia per una piccolo borghese divenuta stella di Hollywood
Marlene Dietrich non è molto amata in Germania, non essendo mai stata superata l’antipatia per una piccolo borghese divenuta stella di Hollywood. Si trasferì negli Stati Uniti nel 1930 e vi rimase all’iniziò la Seconda guerra mondiale. Contestò duramente il regime nazista. Alla fine del conflitto cantava con le truppe americane e vestiva la loro divisa. In Germania questo comportamento fu interpretato come un tradimento nel momento più difficile per il proprio popolo. Nel 1960 tenne il suo primo spettacolo in Germania, a Berlino Ovest. Fu fischiata. Marlene visse a Parigi, in avenue Montaigne, come le consigliò Dior. Negli anni 70 fu riscoperta dal pubblico tedesco grazie a un documentario di Maximilian Schell, intitolato ”Marlene D.”. Alla sua morte, nel 1992, nessun rappresentante del governo si unì alle decine di migliaia di berlinesi che seguirono il funerale. Qualche mese dopo qualcuno con una bomboletta scrisse sulla sua lapide ”Pelzschlampe”, puttanella in pelliccia. Di recente un dirigente dell’Spd del distretto di Schoenenberg, Hanns Leske, propose, provocatoriamente, di intestarle una strada. Tempelhofer Weg, una via di scorrimento tra il vecchio aereoporto, pensioni e fabbriche. La strada, di nessun prestigio, ricordava però l’ambiente dei cabaret di Weimar nei quali iniziò la sua carriera. Ma subito protestarono i proprietari di fabbrichette e spacci di rottami di ferro della zona. Non volevano che la strada fosse dedicata a ”quella” Dietrich che era fuggita in America e per i tedeschi non fece mai nulla. I Verdi proposero allora di intitolarle una piazza dedicata al Kaiser Guglielmo, responsabile della Prima Guerra Mondiale. Si oppose stavolta la Cdu, ritenendo non fosse degna dell’onore. Leske propose un’altra soluzione: intitolarle la sala riunione delle circoscrizioni usata per assemblee e manifestazioni culturali: ancora una volta la Cdu si oppose proponendo di dedicare il luogo a Willy Brandt, una proposta che non poteva essere rifiutata.