Maurizio Blondet, Avvenire, 02/08/1997, 2 agosto 1997
Negli USA si ”lavora tutti”, perché la disoccupazione é solo al 4%, ma non per questo si ”lavora meno”
Negli USA si ”lavora tutti”, perché la disoccupazione é solo al 4%, ma non per questo si ”lavora meno”. Il lavoro temporaneo, precario, notturno o a part time che certo contribuisce a tenere così basso il numero dei disoccupati permette di ”tenere sempre aperto”, si può cenare in pizzeria alle tre del mattino ma anche andare dal fruttivendolo alle quattro e fare la spesa al supermercato alle cinque trovando alle casse commesse dai 15 ai 75 anni. Inoltre chi lavora guadagna poco, il potere d’acquisto degli americani resta piuttosto basso mentre i veri ricchi, quelli con reddito annuo oltre il milione di dollari sono soltanto 68.064, pochi. Qualche centinaio di attori e cantanti strapagati, finanzieri, grandi manager di Wall Street, gente che possiede un forte potere d’acquisto ma é un numero troppo esiguo per far lievitare i prezzi e quindi l’inflazione . Manca il ceto medio benestante , quello che in Italia mantiene l’industria del medio lusso , delle macchine sui 2500 di cilindrata e delle vacanze all’estero. Negli USA per stare in questa categoria occorre avere un reddito annuo di almeno 70 mila dollari ma il 22% degli avvocati americani, una categoria considerata di ricchi sfondati, guadagna meno di 40.000 dollari, un terzo dei medici non supera i 100.000 dollari, cifra che è superata solo dal 3% dei docenti universitari. Questa gran massa di consumatori che stanno sotto i 70.000 dollari all’anno é price sensitive, ”sensibile al prezzo” e affolla MacDonald da quando il prezzo degli hamburger é sceso da 4 dollari e 20 a 3 dollari e 90 obbligando la concorrenza a fare altrettanto. Tutto questo contribuisce a tenere bassa l’inflazione.