Anna Di Lellio, ཿl’Unità, 05/08/1997, 5 agosto 1997
Thomas Thompson, 42 anni, condannato a morte nel 1983 per lo stupro e l’assassinio di una donna, avrebbe dovuto essere giustiziato il 5 agosto 1997 ma, a sorpresa, una sentenza del tribunale federale del 9° circuito ha sospeso l’esecuzione che stava per essere eseguita nel carcere di San Quintino in California
Thomas Thompson, 42 anni, condannato a morte nel 1983 per lo stupro e l’assassinio di una donna, avrebbe dovuto essere giustiziato il 5 agosto 1997 ma, a sorpresa, una sentenza del tribunale federale del 9° circuito ha sospeso l’esecuzione che stava per essere eseguita nel carcere di San Quintino in California. La sorte di Thompson sembrava già segnata dopo che il governatore Pete Wilson aveva negato la propria clemenza sostenendo che le prove dell’innocenza erano ”scritte sulla sabbia”. Al caso si era interessata un po’ tutta l’opinione pubblica americana, di solito molto disinteressata a questi processi, addirittura alcuni noti difensori della pena capitale si erano espressi per una sospensione della pena. Curt Livesay, ex procuratore distrettuale soprannominato ”dott.morte”, uno dei più convinti assertori della condanna definitiva, si era detto <<molto preoccupato della possibilità di giustiziare un innocente>>.