Sergio Romano ཿLa Stampa, 07/08/1997, 7 agosto 1997
”Mentre un tribunale di Palermo dedica tre anni di lavoro a Giulio Andreotti e una larga parte della Procura di Milano si occupa soltanto di ”mani pulite”, i consuntivi dei procuratori generali, alla fine dell’anno giudiziario, diventano sempre più interminabili liste di casi insoluti e reati non perseguiti
”Mentre un tribunale di Palermo dedica tre anni di lavoro a Giulio Andreotti e una larga parte della Procura di Milano si occupa soltanto di ”mani pulite”, i consuntivi dei procuratori generali, alla fine dell’anno giudiziario, diventano sempre più interminabili liste di casi insoluti e reati non perseguiti. Mentre il 90% dei processi italiani concernono i reati contro la pubblica amministrazione e le indagini mobilitano buona parte della polizia giudiziaria, i furti (quanti?) vanno di fatto impuniti. Conosco l’obiezione: chi avanza osservazioni di questo genere vuole tornare ai vecchi tempi in cui si processavano soltanto i ”ladri di polli”. Mi chiedo se non sia possibile mettere fine a questo scontro di sospetti incrociati fra ”garantisti e interessati” e ”giustizialisti”. Mi chiedo se non si possa, sulla base dell’esperienza fatta in questi anni, correggere il sistema giudiziario e creare le condizioni perché le diverse esigenze -tener d’occhio i politici, perseguire il crimine organizzato, dare una risposta alla domanda di sicurezza della società italiana-non risultino di fatto incompatibili .Senza una radicale riforma dell’ordine giudiziario continueremo ad avere molte indagini su casi di mafia e corruzione, pochi processi, poche sentenze, poca giustizia" (Sergio Romano).