Maurizio Viroli, ཿLa Stampa, 30/7/97, 30 luglio 1997
Caffè. «A rafforzare ruoli e identità c’erano poi le gerarchie informali, prima fra tutte quella basata sulla maestria alle carte
Caffè. «A rafforzare ruoli e identità c’erano poi le gerarchie informali, prima fra tutte quella basata sulla maestria alle carte. Tutti sapevano qual’era il tavolo dei buoni, quello dei meno buoni e quello ignobile degli scarsi. Nussuno sano di mente si sarebbe mai sognato di chiedere di essere ammesso, senza possedere i dovuti requisiti, al tavolo dei buoni. Se per necessità (mancanza del quarto) qualcuno dei meno buoni veniva elevato al rango superiore, era per il prescelto un’occasione importante, ma anche una grande responsabilità. Ricordo benissimo che quando il fornaio, che era il migliore fra i più giovani, fu chiamato a sostituire ”il Moro”, si avvicinò al tavolo tremante e per tutta la partita il suo volto, di solito strafottente, fu di un pallore cadaverico» (Maurizio Viroli).