Francobaldo Chiocci, ìil Giornaleî, 27/5/97, 1 giugno 1998
Alcuni talismani antichi in mostra a Palazzo Arzilli, San Marino: una mandragora particolarmente afrodisiaca perché irrorata con sperma degli impiccati; una guaina di fallo africano in legno agghindata con perline e peli di leone utilizzata dal capo tribù per iniziare e fecondare con semi di sesamo le vergini ritenute sterili o malmaritate; tartufi a forma di testicolo; uno sguaiato ex voto romano del IV secolo a
Alcuni talismani antichi in mostra a Palazzo Arzilli, San Marino: una mandragora particolarmente afrodisiaca perché irrorata con sperma degli impiccati; una guaina di fallo africano in legno agghindata con perline e peli di leone utilizzata dal capo tribù per iniziare e fecondare con semi di sesamo le vergini ritenute sterili o malmaritate; tartufi a forma di testicolo; uno sguaiato ex voto romano del IV secolo a.C. per grazia ricevuta da un impotente; un fuso infilato in una conchiglia vulvica (III secolo a. C.) per tessitrici vogliose. Il prodotto più costoso della medicina (se lo potevano permetere solo principi e cardinali) era il bezoar, calcolo che può trovarsi nello stomaco di certi ruminanti, simile a una palla di sterco secco: al solo tocco guariva tutto, dalla sifilide ai morsi di serpente. E ancora: i cosiddetti ”bocconcini”, di moda soprattutto nel Settecento, talismani di ostia da mangiare a forma di Gesù o San Giuseppe; i ”piedini della Madonna”, usati come suole terapeutiche contro gotta e duroni; rosari in ”legno stregonio” (ricavato dalle radiche dell’agrifoglio) antidoto dei frati contro le cialde di barbabietola rossa usate dalle streghe durante i sabba.