"la Repubblica", 11/03/1997, 11 marzo 1997
Pakistan. Avendo sposato il giovane che amava e non quello scelto dai suoi genitori, Saima Wahid, pakistana di 22 anni, era stata costretta a rifugiarsi in un ostello femminile dopo che la famiglia l’aveva cacciata di casa e aveva tentato di far annullare le nozze
Pakistan. Avendo sposato il giovane che amava e non quello scelto dai suoi genitori, Saima Wahid, pakistana di 22 anni, era stata costretta a rifugiarsi in un ostello femminile dopo che la famiglia l’aveva cacciata di casa e aveva tentato di far annullare le nozze. Nel frattempo lo sposo, Arshad Ahmed, era stato chiuso in prigione perché il suocero aveva dichiarato ”illecito” il matrimonio dando inizio alla battaglia legale. Durante il processo, gruppi di integralisti islamici hanno organizzato sit in davanti alla Corte Suprema insultando Saima quando si presentava alle udienze. Motivo della protesta: una donna, in base alla tradizione religiosa, non può prendere marito senza l’autorizzazione del padre. La Corte Suprema, con una sentenza rivoluzionaria, ha tuttavia raccolto il ricorso presentato dalla ragazza, che adesso dice di sentirsi rinascere: «C’è ancora una giustizia in Pakistan, l’Islam e la nostra costituzione garantiscono i diritti della donna. I miei genitori sono molto ricchi e potenti, mi trascineranno in altre aule giudiziarie. Ma io sono pronta, sono coraggiosa, amo Arshad, per me è tutto».