Sandro Fusina, ìPanoramaî n.8, 27/2/97, 27 febbraio 1997
Gian Maria Angiolello, vicentino, autore della ”Historia Turchesca”, narra un episodio da lui raccolto ad Istanbul dove si trovava attorno al 1470 ed avvenuto dopo la conquista turca della città ed il relativo saccheggio
Gian Maria Angiolello, vicentino, autore della ”Historia Turchesca”, narra un episodio da lui raccolto ad Istanbul dove si trovava attorno al 1470 ed avvenuto dopo la conquista turca della città ed il relativo saccheggio. Nello splendido bottino, Maometto II il conquistatore trovò una fanciulla greca di sedici o diciassette anni, dalla grazia e dalla bellezza perfette. Il sultano si innamorò a tal punto della ragazza da trascurare i suoi doveri di sovrano e dimenticare l’antica passione per la guerra e la conquista. I dignitari di corte se ne lamentarono, ed egli dovette promettere che si sarebbe liberato del suo amore. Riuniti nella sala del trono dignitari e funzionari, Maometto fece il suo ingresso tenendo per mano la ragazza coperta di abiti splendidi e gioielli. Ai dignitari abbagliati da tanto splendore chiese se avessero mai visto donna più bella. Quando questi ammisero di no, il sultano estrasse un pugnale e le tagliò il collo, proclamando: ”Nulla al mondo mi può trattenere dal preservare la grandezza della casa di Osman”. Il nome della ragazza era Irene, che in greco significa pace.