Eva Cantarella, "Passato prossimo. Donne romane da Tacita a Sulpicia", Feltrinelli, 1 giugno 1998
Al momento del matrimonio patrizio, gli sposi si prendevano per la mano destra, si dividevano una focaccia di farro, sedevano su un sedile coperto da una pelle di opcora sacrificata apposta, facevano tre giri intorno all’altare andando verso destra, il capo della posa coperto di un velo rosso arancio (flammeum)
Al momento del matrimonio patrizio, gli sposi si prendevano per la mano destra, si dividevano una focaccia di farro, sedevano su un sedile coperto da una pelle di opcora sacrificata apposta, facevano tre giri intorno all’altare andando verso destra, il capo della posa coperto di un velo rosso arancio (flammeum). La sposa: Ubi tu Gaius ego Gaia. Forma di matrimonio per le classi meno nobili: la coemptio (la sposa veniva comprata) l’usus (dopo due anni di convivenza per la legge era come se il matrimonio fosse stato celebrato).