Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1998  settembre 08 Martedì calendario

L’accidia è il mare che c’è di mezzo tra il dire e il fare, è l’immensa distanza che separa pensiero e azione, che fa ritardare movimenti minimi, come spostare il portacenere

L’accidia è il mare che c’è di mezzo tra il dire e il fare, è l’immensa distanza che separa pensiero e azione, che fa ritardare movimenti minimi, come spostare il portacenere. Si dice «lo sposto», ma prima di farlo si soffre, e si soffre anche durante il gesto. Spostato il portacenere ci si accorge che era un’azione minima: tanta fatica per poco più di niente. Nel mondo moderno, in cui il ”non fare” è il peccato più grave, accidia è depressione, è l’incapacità di stare con se stessi, di inventarsi la propria giornata in funzione di qualcosa che non sia il lavoro. Per questo la disoccupazione crea criminalità, che dà un gran daffare a ideare, progettare, fare sopralluoghi. Con le trentacinque ore l’uomo dovrà rieducarsi per affrontare il proprio io (Nell’VIII canto dell’Inferno di Dante gli accidiosi «parole si gorgoglian nella strozza/ che dir non posson con parola integra») (Lo scrittore Ottiero Ottieri intervistato da Laura Lilli).