Aridea Fezzi Price, ìil Giornaleî 5/9/98, 8 settembre 1998
Chagall nacque a Vitebsk (nell’attuale Bielorussia) nel 1887 da famiglia ebrea. Rappresentò sulle sue tele il proprio mondo, con le costanti psicologiche e figurative della famiglia, del paese d’origine, il rito e la tradizione ebraiaca
Chagall nacque a Vitebsk (nell’attuale Bielorussia) nel 1887 da famiglia ebrea. Rappresentò sulle sue tele il proprio mondo, con le costanti psicologiche e figurative della famiglia, del paese d’origine, il rito e la tradizione ebraiaca. Nel ciclo Amanti ritrasse la moglie Bella: i corpi intrecciati nell’intesa fisica e spirituale, assorbiti uno nell’altra, in blu, in rosa, in verde. Di lei disse:«Tutta vestita di bianco o tutta in nero lei vola da molto tempo attraverso le mie tele, guidando la mia arte». In Sopra Vitebsk rappresenta la silhouette dell’eterno ebreo errante che vola sopra i tetti fra lame diagonali di neve. La città natale è anche sullo sfondo di La promenade, e Sopra la città, quadri dipinti lavorando dalla finestra. «Non scendo mai in strada con i miei colori», scrisse nella sua autobiografia, Ma vie, e «Non è che la mia città, una città triste e gaia». Ma è anche «una città infelice dove la parola ”artista”, così fantastica, quasi venuta da un altro mondo, non era mai stata pronunciata». Vi era rientrato dopo aver conosciuto le avanguardie di Parigi, tra cui Picasso, per partecipare alla Rivoluzione del ’17. La mancanza di istinto propagandista non soddisfò i funzionari di partito che gli avevano commissionato dei dipinti per il primo Anniversario della rivoluzione bolscevica. «Se per diversi anni, trascurando il mio lavoro, mi sono dato interamente ai bisogni del mio paese natale, non è stato per amore vostro, ma per la mia città, per mio padre, per mia madre, che lavorano laggiù». Le tele da lui dipinte per il nuovo teatro ebraico nazionale, nascoste sotto il palcoscenico per sottrarle alla distruzione voluta da Stalin, furono messe in salvo dall’ondata antisemita del ’49: da allora girano per il mondo, a testimoniare un’arte che rifiutava l’astratto, ma la sfiorava con la sua informalità.