Claude Mary, ìLibration-Internazionale 248î 04/09/1998, 4 settembre 1998
A Buenos Aires e nella sua periferia ci sono più di 400 alberghi a ore, chiamati in dialetto telos
A Buenos Aires e nella sua periferia ci sono più di 400 alberghi a ore, chiamati in dialetto telos. Aperti giorno e notte e concentrati soprattutto in centro, vicino al quartiere degli affari (molti i colletti bianchi e le casalinghe che vi si recano di mattina), sono frequentati anche da coppie legittime. Ernesto Iriarte, 58 anni, sessuologo: «A casa, con i bambini, i sospiri e i gemiti sono repressi sotto il cuscino. E poi in questo modo la sessualità esce dalla solita routine. Le docce trasparenti, gli specchi al soffitto possono spingere a nuove esperienze e a fare l’amore diverse volte di seguito. Io stesso penso di essere stato concepito qui, perché i miei genitori ci andavano abbastanza regolarmente». «Quel che vendiamo è il tempo, uno spazio e un servizio. La materia prima la porta il cliente», dice José Rosell, gestore del Pharaon. Dall’anno scorso sono ammessi anche gay e lesbiche: il regolamento prevede che la camera sia per due persone, né più né meno. Il settore è prospero. Farell: «Dieci anni fa arrivavamo a novemila prestazioni al mese. Oggi ci sono talmente tanti nuovi alberghi che siamo scesi a duemila». I telos cercano di attirare clienti in tutti i modi: durante i mondiali un albergo offriva un turno gratuito a chi indovinava il risultato della partita in corso in quel momento, altri offrivano champagne gratis o la colazione alla donna se l’Argentiva segnava un gol. Un turno dura due ore e costa dai 30 ai 50 dollari (dalle 54 alle 90 mila lire), ma durante la settimana, dopo la mezzanotte, con un piccolo supplemento si può amoreggiare fino all’alba.