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 1998  settembre 09 Mercoledì calendario

Thomas Gale Moore, un economista americano, ritiene che l’effetto serra non è un problema del nostro secolo e non è affatto un problema: i vichinghi battezzarono un territorio, oggi coperto di nevi eterne, ”Groenlandia” ovvero terra verde

Thomas Gale Moore, un economista americano, ritiene che l’effetto serra non è un problema del nostro secolo e non è affatto un problema: i vichinghi battezzarono un territorio, oggi coperto di nevi eterne, ”Groenlandia” ovvero terra verde. Secondo lui grazie all’effetto serra milioni di chilometri quadrati, dal Canada alla Siberia, diverrebbero fertili, e con l’innalzamento della temperatura si potrebbero anche ridurre il consumo dei combustibili fossili, inoltre se non ci fosse l’effetto serra la temperatura media della terra, invece di essere intorno ai quindici gradi, sarebbe al di sotto dello zero. Moore osserva che i periodi più caldi della storia terrestre coincidono con il fiorire di grandi civiltà ed eventi: dal 9000 al 2000 a. C. Egiziani e Assiri si svilupparono proprio tra Africa settentrionale e Asia meridionale, dal 900 al 1300 d. C. in Europa vennero costruiti Notre Dame, la Torre di Pisa, la basilica di San Marco a Venezia e il Duomo di Milano mentre nel diciassettesimo secolo, quando fu registrata una piccola glaciazione, esplosero peste, epidemie, povertà ed inquisizione. Moore giustifica la sua teoria partendo dal presupposto che il principale produttore di anidride carbonica (gas responsabile di quest’innalzamento della temperatura) non è l’uomo, ma la vegetazione, che oggi sembra anche essere responsabile della presenza di un gas -l’isoprene- inquinante come gli idrocarburi (da una ricerca condotta da alcuni laboratori americani, confermata anche dal Dipartimento di tossicologia dell’Università di Firenze).