Alfredo Gasponi, Il Messaggero 09/09/1998, 9 settembre 1998
Morricone «Ho composto la musica di tanti film ma questo è stato uno dei più impegnativi della mia carriera
Morricone «Ho composto la musica di tanti film ma questo è stato uno dei più impegnativi della mia carriera... la storia di un grandissimo pianista-improvvisatore, ma non un musicista realmente esistito bensì una figura di fantasia, una creatura leggendaria. Per farlo apparire tale ho scritto per lui una musica al limite dell’eseguibile». Così Ennio Morricone, che ha composto la colonna sonora dell’ultimo film di Giuseppe Tornatore La leggenda del pianista sull’oceano. Tratta dal monologo teatrale di Alessandro Baricco Novecento, la pellicola ha per protagonista Tim Roth. «Il film mi entusiasma perché ha un sapore di musical. C’è dentro una fetta di storia del jazz: uno dei personaggi è il famoso pianista Jelly Roll Morton. All’inizio del secolo, una nave fa la spola tra Europa e America trasportando anche molti emigranti. Un giorno un macchinista trova un neonato abbandonato e l’equipaggio lo adotta. Viene battezzato Novecento. Crescerà nella nave senza scendere mai a terra e rimarrà senza stato anagrafico, una creatura che per la società non è mai nata. Il piccolo sente suonare un pianoforte in un salone della nave. Se ne innamora e studia nell’orchestrina del transatlantico. Quando ha otto o nove anni, una notte i passeggeri si svegliano sentendogli suonare una cosa straordinaria. un tema mozartiano, perché ho immaginato Novecento come una reincarnazione di Mozart... La musica suonata da Novecento è terribilmente difficile, come una Tarantella... Le esecuzioni sono state realizzate da Gilda Buttà, straordinaria. Per i pezzi jazzistici c’è Amedeo Tommasi, anche lui bravissimo... Mi sono ispirato un po’ alla musica classica dell’epoca, in particolare Debussy; ma soprattutto è musica d’impronta jazziastica...». La storia finisce con Novecento che decide di saltare in aria con la nave quando il piroscafo, dopo la guerra, viene fatto esplodere: «... Nel film c’è l’aspetto inquietante dell’inesistenza di un essere che esiste e l’identificazione di Novecento col suo mondo, la nave, al punto di condividerne il destino: un meraviglioso atto di fede».