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 1998  settembre 17 Giovedì calendario

La memoria degli esseri viventi è selettiva perché l’archiviazione dei ricordi è estremamente costosa in termini di materiali e di energie e distrae da altre attività

La memoria degli esseri viventi è selettiva perché l’archiviazione dei ricordi è estremamente costosa in termini di materiali e di energie e distrae da altre attività. La selezione naturale ha creato dei filtri per distinguere ciò che deve essere ricordato (cosa è commestibile e dove trovarlo, quali animali sono pericolosi) e ciò che può essere dimenticato. In presenza di cose insignificanti, il cervello non si sforza neanche di apprendere. Sarebbe quindi infondata la convinzione che tutto ciò che sperimentiamo nella vita venga immagazzinato in qualche angolo del cervello. Esistono tre tipi di memoria: a breve, a medio e a lungo termine. Nella memoria a breve termine le cellule nervose modificano temporaneamente le proteine esistenti, le quali tornano allo stato precedente non appena la necessità del ricordo è passata. Nella memoria a medio termine viene prodotto un numero maggiore delle stesse proteine, ma solo in quella a lungo termine vengono attivati nuovi geni per produrre proteine diverse, che creano modificazioni permanenti nella struttura fisica del cervello stimolando la formazione di nuove connessioni fra cellule nervose. Nei mammiferi i cambiamenti a lungo termine sarebbero governati da una struttura, detta ippocampo, che si trova vicino alla zona centrale del cervello (le persone colpite da lesioni in questa zona, spesso in seguito ad interventi chirurgici, sono incapaci di formare nuovi ricordi a lungo termine, sebbene quelli rimasti impressi prima del danno subìto non siano compromessi). Le esperienze diurne verrebbero immagazzinate nell’ippocampo e trasferite nella neocorteccia, la parte più recente dell’evoluzione del cervello nonché l’archivio della memoria a lungo termine, nel corso della notte, durante il sonno profondo (quello senza sogni). Esporsi ripetutamente all’oggetto da ricordare aiuta la memoria a lungo termine, perché uno dei metodi che il cervello usa per selezionare le informazioni sarebbe quello di stabilire se uno stimolo viene incontrato più volte: conservare il ricordo di una cosa sporadica potrebbe essere una perdita di tempo, salvo in circostanze particolari. Una molecola, battezzata Creb, svolge un ruolo nella formazione dei ricordi a lungo termine che dipendono da associazioni come quelle fra un odore e un cibo. Gli animali privi di tale molecola possono formare associazioni a breve termine, ma non sono in grado di ritenerle per più di un’ora. Il Creb ha una funzione attivante ed una funzione bloccante nei confronti dei ricordi. Una delle funzioni bloccanti è quella di prevenire l’ipertrofia della memoria: se i ricordi diventassero troppo vividi e persistenti, potrebbe essere più difficile apprendere cose nuove. Poiché la forza di un ricordo sembra dipendere dalla potenza delle connessioni fra gruppi di cellule nervose, la fallibilità della memoria consentirebbe di modificare le proprie conoscenze quando si scopre che non sono più corrette. Cancellare un ricordo può comunque essere più difficile che conservarlo: i ricordi dolorosi rimarrebbero profondamente impressi nel cervello per la difficoltà di modificare i circuiti neurali preesistenti.