Geoffrey Parker, "Un solo re, un solo impero. Filippo II di Spagna", Il Mulino 1998, 15 settembre 1998
Filippo II, imperatore di Spagna. Nato a Valladolid il 21/5/1527, figlio di Carlo V e di Isabella del Portogallo, salito al trono nel 1556 quando il padre abdicò e, dopo un soggiorno a Bruxelles, si ritirò fino alla morte in un monastero di Yuste
Filippo II, imperatore di Spagna. Nato a Valladolid il 21/5/1527, figlio di Carlo V e di Isabella del Portogallo, salito al trono nel 1556 quando il padre abdicò e, dopo un soggiorno a Bruxelles, si ritirò fino alla morte in un monastero di Yuste. Caratteristiche fisiche: sempre vestito di nero, pallido al punto da sembrare albino, di aspetto malaticcio, di statura tendente al basso, ma proporzionato nelle membra e regale nell’incedere «al punto da non perdere mai un pollice della sua statura» (così un osservatore scozzese nel 1554). Mandibola sporgente come il padre (e come gli Absburgo in genere). Occhi grigio ferro. Parlava anche per questo a voce molto bassa e i cortigiani si lamentavano di non sentire mai quello che diceva. Malaticcio, in effetti: stitico (si faceva fare dei clisteri oppure prendeva una mistura fatta di olio di trementina ed emetici), asmatico, artritico (almeno a partire dal 1856), affetto all’ultimo da «mal della pietra», dopo il ’60 spesso febbricitante per via della malaria. Negli ultimi anni anche incontinente: «Non riusciva a trattenere l’urina e questo, indubbiamente, era per lui una delle pene peggiori, dato che era uno degli uomini più puliti, più ordinati e scrupolosi che si siano visti [...] non riusciva a sopportare che ci fosse una macchia sulle pareti o sul pavimento delle sue stanze... Il cattivo odore che emanava dalle piaghe era un’altra causa di tormento per lui e sicuramente non la minore, data la sua grande schifiltosità e pulizia» (osservazioni del suo valletto Jehan Lhermite, proveniente dai Paesi Bassi e che Filippo aveva ingaggiato nel 1587 perché pattinatore di professione: aveva voluto studiare i pattini e gli aveva imposto di organizzare uno spettacolo di pattinaggio a cui aveva assistito con i figli standosene chiuso in una carrozza riscaldata). Dopo la sua morte (13/9/1598) fu redatto un inventario dei suoi oggetti personali, che mostra l’ossessione per la cura di sè: una lente montata in oro, uno spazzolino da denti in avorio intarsiato d’oro, uno stuzzicandenti d’oro, una scatola apposita per tenervi dentro spazzolini e spugnette, ciotole per dentifricio in polvere o in pasta, strumenti per nettarsi le orecchie o per togliere la patina dalla lingua o per alleviare il mal di denti, una spazzola per capelli, una spazzola per pulire i pettini, un catino per l’acqua calda della rasatura, forbicine da unghie e altri strumenti per curare le mani, un «calice d’argento per i purganti che deve prendere Sua Maestà», fiale e scatole contenenti sostanze mediche e cioè ad esempio corno di rinoceronte, corallo, ambra, balsamo noce di cocco, «anello d’osso che si dice siano utili per le emorroidi». Nel 1540 acquistò pietre preziose, profumi, spade da scherma, lance da torneo e «un vaso di vetro veneziano che fu comprato quando Sua Altezza soffriva di diarrea» (lettera del 25/2/1540 citata dal Niñez).