Geoffrey Parker, "Un solo re, un solo impero. Filippo II di Spagna", Il Mulino 1998, 15 settembre 1998
Carattere di Filippo II, el Rey prudente: non viaggiava volentieri, ma anzi tentò di governare sempre standosene chiuso nel suo palazzo di Castiglia
Carattere di Filippo II, el Rey prudente: non viaggiava volentieri, ma anzi tentò di governare sempre standosene chiuso nel suo palazzo di Castiglia. Diffidente, prudente, simulatore, cattolicissimo (ascoltava la messa tutti i giorni e una predica almeno una volta a settimana, si confessava e comunicava quattro volte l’anno, ma non s’intese mai troppo con i papi), gelosissimo della propria autorità al punto che solo nei casi in cui questa veniva messa in discussione fu davvero spietato, giungendo al punto di condannare a morte anche dei nobili. Definito spesso dagli storici un ragno che se ne sta fermo al centro della sua ragnatela. Non aveva alcuna indulgenza per la vanità e anche per questo non scrisse memorie: vestiva semplice (un vestito nuovo al mese), fu contento che lo si chiamasse semplicemente sire invece che Sacra Reale Maestà Cattolica e a un magistrato locale che nel 1589 si preoccupava se alla sua presenza dovesse inginocchiarsi, inchinarsi o camminare all’indietro, egli concesse addirittura di tenere il cappello in testa. Taciturno, anche quando aveva qualcuno davanti preferiva che lo informasse per iscritto. Nel 1585 accompagnò la figlia Catalina alla galea che la portava alle nozze col duca di Savoia e per tutto il tragitto non disse una parola. Tornato a palazzo le scrisse una lunga lettera. Solitario, lui e i suoi familiari: il re, la moglie e la sorella prendevano i pasti da soli. L’ambasciatore veneziano: «Star solo è il suo maggior piacere».