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 1998  settembre 16 Mercoledì calendario

LL la Repubblica 16/09/1998 [...] Facciamo dunque i conti dell’apocalisse ecologica. «Ci sono sulla Terra 9

LL la Repubblica 16/09/1998 [...] Facciamo dunque i conti dell’apocalisse ecologica. «Ci sono sulla Terra 9.000 specie di uccelli e 4.000 di mammiferi, diciamo grosso modo diecimila specie in tutto, e ogni anno di questo secolo se n’è estinta una. Lo stesso fenomeno, visto dalla parte degli animali, vorrebbe dire che, se sei un uccello o un mammifero, hai ogni anno una probabilità su diecimila di scomparire. Oppure, attualmente l’attesa di vita di una specie è in media di diecimila anni, una durata che sembra lunga ma che è centinaia di volte inferiore al passato. E se spingi lo sguardo nel prossimo secolo è ancora peggio, nel senso che ci sono argomenti per prevedere una ulteriore accelerazione del tasso di estinzione di un fattore dieci. Ora, una regola dell’ecologia è che, se confronti due isole e una ha un decimo della superficie dell’altra, la più piccola ospiterà metà delle specie della prima. Applicando la regola alla perdita di foreste tropicali, che si aggira sull’uno o due per cento l’anno, alla fine di ogni anno avremo cancellato dallo 0.25 allo 0.50 per cento delle specie in esse presenti. Ciò comporta che la vita delle specie si riduce in definitiva a poche centinaia di anni. Se si confronta questo dato con la media di milioni di anni indicata dai fossili, si nota una accelerazione del tasso di estinzione di un fattore diecimila, lo stesso che ha caraterizzato le cinque grandi estinzioni del passato. Ecco perché dico che siamo chiaramente sull’orlo di una sesta estinzione di massa». Che cosa sospinge il mondo verso la Sesta Estinzione collettiva? «Innanzi tutto la perdita di habitat. Un esempio. In epoca vittoriana, una spedizione di ittiologi del londinese Natural History Museum studiò un sistema di fiumi della Malesia e vi trovò 266 specie di pesci d’acqua dolce. Dieci anni fa siamo tornati su quei fiumi e abbiamo trovato solo 122 specie. Nel frattempo il territorio ha subito una forte deforestazione e l’insediamento di industrie inquinanti. In secondo luogo, lo sfruttamento eccessivo, vedi i piccioni viaggiatori del Nord America, sterminati dall’uomo per mangiarli o per divertimento, oppure la scomparsa delle grandi orche marine e così via. In terzo luogo, l’introduzione di specie nocive che spiazzano quelle esistenti, come l’immissione di un protozoo patogeno che l’anno scorso ha provocato la fine di una specie di lumache del Pacifico. Infine l’effetto serra, che cambia l’habitat di molte specie». Come consigliere di Tony Blair, lei dà per certo che la temperatura del Pianeta sta salendo e che la causa del riscaldamento è imputabile all’uomo? «Più che esprimere una opionione personale mi rifaccio alle conclusione del Comitato intergovernativo sul cambiamento climatico, il consesso internazionale più vasto, autorevole e bilanciato che sia mai stato posto in essere. Ebbene, i tremila climatologi riuniti nel Comitato hanno affermato che l’esame ponderato delle evidenze disponibili indica un riscaldamento globale in corso e connesso con l’attività umana. Abbiamo indizi sufficienti per affermare che il 1998 è l’anno più caldo dell’ultimo millennio, mentre i quattro anni più caldi da quando si è cominciato a conservare memoria precisa delle temperature, cioè da 140 anni a questa parte, appartengono tutti a questo decennio». Anche in passato la Terra è andata incontro a molti cambiamenti. «E’ vero, ma il cambiamento che ci troviamo ora di fronte è unico, non ha paralleli; in quanto è determinato da una sola specie vivente, l’uomo. L’uomo usa, direttamente o indirettamente, da un quarto a metà di tutta la produzione terrestre primaria, che è quanto proviene dalla fotosintesi: non era mai successo nella storia della Terra che una sola specie consumasse tanto. Ciononostante sono sicuro che il Pianeta andrà avanti, e con esso gli umani e la loro discendenza. Occorre però intendersi sulla scala dei tempi. Il mondo nel quale i nostri nipoti vivranno nel prossimo secolo, quando l’umanità toccherà quota dodici miliardi, o nel secolo successivo si prospetta francamente allarmante. Se però sposti l’ottica, le cose cambiano. Le grandi estinzioni del passato cancellarono dall’80 al 90 per cento delle specie viventi, ma poi, trascorsi cinque o dieci milioni di anni, il Pianeta è tornato a ospitare una diversità biologica ancor maggiore. Sulla grande scala, i disastri che stiamo facendo possono anche venire riparati e portare a un mondo diverso e, perché no, più interessante. Per il futuro prossimo nutro invece forti timori».(Giovanni Maria Pace, la Repubblica, 16/09/1998) [...]