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 1998  settembre 23 Mercoledì calendario

La classificazione (’rating”) dei titoli quotati sul mercato in base a un livello di rischio fa si che un’ emissione giudicata con la tripla A (voto massimo) possa costare all’emittente il 40% in meno di una valutata con A singola o doppia

La classificazione (’rating”) dei titoli quotati sul mercato in base a un livello di rischio fa si che un’ emissione giudicata con la tripla A (voto massimo) possa costare all’emittente il 40% in meno di una valutata con A singola o doppia. Il rating è il giudizio su quanto ci si possa fidare di un istituto emittente: chi viene ritenuto poco fidato dovrà invogliare gli investitori con dei tassi più alti, es. i Bot Keniani rendono 10 volte quelli italiani ma il margine di rischio è molto più alto. Questa pratica risale agli inizi di questo secolo, il primo fu John Moody nel 1903 che fondò in seguito l’agenzia ”Moody’s Investor Service” seguito poco dopo dalla ”Poor’s Company” (oggi si chiama ”Standard and Poors”. Il riconoscimento ufficiale è nel 1938: la Federal Reserve inserì il rating assegnato dalle agenzie tra i criteri di valutazione delle obbligazioni che potevano essere acquistate dalle banche. Con gli anni ’80, periodo di sviluppo accelerato del mercato finanziario e globalizzazione dei prodotti, si consolida il prestigio e l’autorevolezza del rating: il lavoro svolto dalle agenzie permette agli investitori di ridurre i costi di raccolta ed elaborazione di informazioni sui titoli. Non sempre queste valutazioni sono affidabili, come nel caso di titoli pubblici dove l’analisi non può limitarsi all’economia ma deve prendere in esame parametri empirici e aleatori come la stabilità politica e sociale degli stati. A cominciare dalla grande crisi del 1929 fino al tracollo finanziario del mercato asiatico c’é un lungo elenco di casi in cui le agenzie si sono trovate spiazzate da fatti che non avevano previsto.