ìIl Sole-24 Oreî 4/10/98, 4 ottobre 1998
«Ho mangiato quasi tutti i giorni, ho dormito quasi tutte le notti, secondo me non ho avuto abbastanza soddisfazioni né gioie
«Ho mangiato quasi tutti i giorni, ho dormito quasi tutte le notti, secondo me non ho avuto abbastanza soddisfazioni né gioie. La guerra mi ha lasciato indiffernte e lo stesso vale per i cretini che la facevano. Amo le arti e in particolare il cinema, ritengo che il lavoro sia una necessità come l’evacuazione degli escrementi e che chiunque ami il suo lavoro non sappia vivere. Tre film al giorno, tre libri alla settimana, dei dischi di grande musica basteranno a fare la mia felicità fino alla mia morte, che un giorno dovrà pure arrivare e che egoisticamente temo. I miei genotori sono per me soltanto degli esseri umani, è solo il caso che fa di loro mio padre e mia madre, è per questo che per me sono degli estranei. Ecco tutta la mia avventura. Non è allegra né triste, è la vita. Non fisso a lungo il cielo perché quando i miei occhi ritornano al suolo il mondo mi sembra orribile» (tratto da François Truffaut, I film della mia vita, Electa/Gallimard, Torino 1996).